Regista poliedrico e di grande esperienza, laureato al DAMS di Bologna, Stefano Monti è un artista che può annoverare fra i propri lavori esperienze a livello internazionale, sia in Europa che in Oriente – soprattutto in Giappone e Korea. È stato aiuto di registi del calibro di Virginio Puecher, Luca Ronconi e Mauro Bolognini, con i quali ha collaborato nel campo del teatro, della televisione e del cinema. Durante la propria carriera ha firmato un gran numero di regie, spaziando dal teatro di prosa alla lirica al teatro di figura. Potete vedere una selezione dei lavori di Stefano Monti consultando le sezioni sottostanti, oppure l’elenco completo nella sezione Portfolio.
Risultato spettacolare di un allestimento faraonico, realizzato nella cornice dell’Olympic Stadium della capitale della Korea del Sud, questa versione dell’Aida porta trionfalmente Stefano Monti nell’estremo Oriente.
Uno spettacolo di grande suggestione visiva, ricco di simbologie e trovate innovative, che è stato rappresentato nel circuito lirico lombardo nel 2006 e ha tributato a Stefano Monti un gran numero di critiche positive.
Una scenografia minimalista che trasporta il pubblico in tempi e luoghi indefiniti è il punto di forza di questa apprezzatissima versione dell’opera, rappresentata alla Nhk Hall di Tokyo.
Andato in scena a Roma nel 1996, questo allestimento della Turandot è caratterizzato da una forte impronta anticonformista, depurata di banalità e trite cineserie, fino a raggiungere un risultato personalissimo e affatto scontato.
Una regia delicata ed intensa, con riferimenti al teatro Noh, fa di questo allestimento del classico pucciniano un piccolo gioiello incantato.
Questo video contiene brevi stralci di alcuni degli spettacoli realizzati da Stefano Monti, e offre una panoramica sulle caratteristiche di originalità e innovazione che caratterizzano i suoi lavori.
Fin dalle sue prime esperienze artistiche, Stefano Monti si occupa anche di teatro di prosa, naturalmente in modo personale e mai banale; per convincersi di questo è sufficiente pensare a “All’alba mangiammo il maiale“, una sofferta partita fra vinti e vincitori, fra carnefici e vittime, un viaggio in cui il cibo è anche simbolicamente effige del potere e dell’opulenza.